{"id":1782,"date":"2022-11-23T10:22:00","date_gmt":"2022-11-23T10:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fotografaremag.it\/?p=1782"},"modified":"2024-04-23T13:25:25","modified_gmt":"2024-04-23T13:25:25","slug":"fotografare-per-dimenticare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fotografaremag.it\/en\/fotografare-per-dimenticare\/","title":{"rendered":"Fotografare per dimenticare"},"content":{"rendered":"<p>Le fotografie che scattiamo e conserviamo sono considerate da sempre uno scrigno della memoria al quale attingere per rivivere stati d\u2019animo provati in passato e sui quali riflettere i sentimenti del presente. Ma oggi la fotografia serve davvero a ricordare?<\/p>\n\n\n\n<p>di&nbsp;<strong>Antonella Scaccia*<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Le fotografie ci permettono di andare oltre il tempo facendoci, spesso, ripercorrere un viaggio nel passato e generando in noi una variet\u00e0 di sensazioni: gioia, malinconia, tristezza, entusiasmo. Guardare una vecchia fotografia \u00e8 un po\u2019 come tornare a certi momenti passati; entriamo in quegli stessi stati emotivi e ne viviamo di nuovi. A volte, le fotografie ci avvicinano a persone che non ci sono pi\u00f9. Anche qui l\u2019impatto emotivo \u00e8 molto forte: la fotografia ci aiuta a rivivere e a far perdurare un legame che nel&nbsp;<em>qui e ora&nbsp;<\/em>non \u00e8 pi\u00f9 esperibile. Spesso raffigurano persone che riteniamo significative o elementi che corrispondono a eventi o momenti importanti della nostra vita; sono ricordi che dureranno nel tempo e creeranno quella successione di fatti che costituir\u00e0 la nostra autobiografia.<\/p>\n\n\n\n<p>Come affermava Roland Barthes, saggista e semiologo francese: \u201cCi\u00f2 che la fotografia riproduce all\u2019infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ci\u00f2 che non potr\u00e0 mai pi\u00f9 ripetersi esistenzialmente\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>RIPETERE L\u2019IRRIPETIBILE<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni fotografia racchiude in s\u00e9, quindi, un significato affettivo ed emotivo che dipende da chi la osserva: tale significato si genera in modo spontaneo proprio nel momento in cui la persona guarda quella foto. Pertanto, soprattutto quando si tratta di una fotografia non scattata da chi osserva, il senso pu\u00f2 cambiare ed essere diverso da quello che il fotografo voleva trasmettere poich\u00e9 il significato emotivo dell\u2019immagine \u00e8 fortemente influenzato dalla percezione individuale e dall\u2019esperienza di vita di chi osserva.<\/p>\n\n\n\n<p>Rivedersi in una fotografia dopo tanto tempo, spesso anni, \u00e8 una sensazione davvero potente. \u00c8 un atto che innesca un vortice di pensieri ed emozioni coinvolgenti.<br>Ma oggi viviamo davvero quei momenti \u201cfotografabili\u201d con solennit\u00e0 e parsimonia come accadeva in passato? O siamo totalmente presi dal fotografare compulsivamente e indiscriminatamente tutti gli eventi della nostra vita senza essere effettiva- mente connessi con la nostra realt\u00e0?<\/p>\n\n\n\n<p>MEMORIA E FOTOGRAFIA<\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019indagine svolta nel 2013 dalla psicologa cognitiva Linda Henkel ha messo in evidenza gli effetti negativi sulla memoria derivanti dallo scattare fotografie. Questo studio ha rilevato come le persone che partecipavano a un evento e scattavano fotografie avevano un ricordo peggiore degli oggetti fotografati rispetto a chi non aveva a disposizione una fotocamera. Dunque, \u00e8 emerso che scattare fotografie affievolisca la capacit\u00e0 di ricordare proprio come se, inconsciamente, la persona pensasse che avendo a disposizione la fotografia, non abbia bisogno di ricordare poich\u00e9 pu\u00f2 rinnovare l\u2019esperienza guardando l\u2019immagine quando lo desidera.<\/p>\n\n\n\n<p>Pertanto, sembrerebbe che fotografare continuamente non ci permette di vivere a pieno la situazione poich\u00e9 la facile disponibilit\u00e0 di immagini possa alleggerire l\u2019impegno nell\u2019esserci di quel momento. Tale ipotesi era stata avvalorata anche da un altro studio svolto nel 2011 (Sparrow, Lui, &amp; Wegner) in cui \u00e8 emerso che il gruppo di studenti che, dopo una richiesta specifica di lavoro al computer, credeva che i file lavorati venissero cancellati ha dimostrato di avere maggior memoria dei contenuti di cui si \u00e8 occupato, a differenza di coloro che sapevano che quegli stessi file sarebbero rimasti in memoria. Pertanto, se sappiamo di poter usufruire di una sorta di \u201cmemoria esterna\u201d, tendiamo a dedicare uno sforzo minore della nostra memoria interna per ricordare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ne consegue, quindi, che il fatto di scattare molte fotografie non solo non ci fa godere di tutte le emozioni del momento e non ci permettere di essere completamente presenti nella situazione ma, oltretutto, non ci permette di trattenere le informazioni nella memoria e, quindi, di ricordare.<\/p>\n\n\n\n<p>IL RISCHIO DELLA DIPENDENZA<\/p>\n\n\n\n<p>Se scattare troppe foto indebolisce la memoria, questo atteggiamento, a volte, pu\u00f2 persino degenerare in una sorta di dipendenza. La fotografia non rappresenta pi\u00f9 una documentazione che ha una sua utilit\u00e0 ma, piuttosto, una dimostrazione di ci\u00f2 che si fa e di ci\u00f2 che si ha: si scattano foto per dimostrare agli altri quanto si vale, riproducendo un infinito numero di immagini di s\u00e9 che creano un\u2019apparenza di ci\u00f2 che, forse, si vorrebbe essere. Come se si avvertisse un fortissimo bisogno di dover dimostrare a tutti di condurre una vita ricca di cose belle e speciali: un\u2019ossessione che nasconde forse il desiderio di sentirci pieni, produttivi, soddisfatti.<\/p>\n\n\n\n<p>Scattiamo, memorizziamo con poco impegno tramite una memoria che non \u00e8 la nostra e condividiamo per affermarci attraverso l\u2019approvazione dell\u2019altro. Ricerchiamo, in fondo, di essere accettati e riconosciuti. Aspiriamo a una perfezione che non esiste attraverso una realt\u00e0 fatta di filtri e ci perdiamo, invece, quel momento eterno, l\u2019emozione di pancia, il ricordo di quell\u2019istante unico che non avr\u00e0 luogo mai pi\u00f9 in quello stesso modo.<\/p>\n\n\n\n<p>* Psicologa clinica specializzanda in Psicoterapia breve ad Approccio Strategico, esperta in Fototerapia<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le fotografie che scattiamo e conserviamo sono considerate da sempre uno scrigno della memoria al quale attingere per rivivere stati d\u2019animo provati in passato e sui quali riflettere i sentimenti del presente. Ma oggi la fotografia serve davvero a ricordare? di&nbsp;Antonella Scaccia* Le fotografie ci permettono di andare oltre il tempo facendoci, spesso, ripercorrere un viaggio nel passato e generando in noi una variet\u00e0 di sensazioni: gioia, malinconia, tristezza, entusiasmo. 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